HORROR PLENI
Quando la terra era giovane e l’universo una coperta di stelle nascenti, l’uomo si specchiava nei colori della foresta e non vedeva nient’altro che foresta. Un tempo, quando l’uomo era bambino e il bambino era selvaggio, il piccolo uomo dipingeva i propri sogni sulla pietra. Per non aver più paura di un mondo sconosciuto copriva le pareti del suo rifugio graffiando la roccia per dare un senso alle cose. Diffondeva al vento le sue prime parole. Fuori dal suo riparo faceva cuocere al sole le sue immagini. Imprimeva nel fango i suoi passi facendo indietreggiare la nuvola imponente del vuoto. La natura selvaggia bussava ai limiti della sua grotta. Con l’orrore del vuoto e di un destino ignoto, il piccolo uomo è cresciuto fino a riempire la terra con le sue immagini per tener lontano le sue paure.
Ora che tutto è immagine e non c’è più spazio e natura da colmare, è il “rumore” ad avvolgere l’uomo. Il paesaggio sulla soglia del nostro rifugio è un assalto di segnali visivi. Non c’è più silenzio nella foresta, ci sono immagini che ci parlano incessantemente. Siamo saturi di segnali e comunicazioni, di una sottile e continua invasione di segni e significati. E’ quel “rumore” che parla in queste foto. Sono descritti gli scarti, i margini, gli angoli, le periferie dominate dalle creature primitive che hanno imparato a decifrare le figure dipinte sulle pareti rocciose, di cuoio, di legno, di carta e digitali e a crearne ogni giorno di nuove. Ogni scatto rimanda ad altri segni, significati, storie, profili, ricordi.
L’uomo vaga su una terra ancora bollente, ma alla ricerca del vuoto. Dimenticata la paura del vacuo, c’è bisogno di svuotare la terra e riprendersi la foresta per specchiarsi nient’altro che nei suoi colori e superare l’Horror Pleni.
Ugo Leo
Photographer
Elena Marchese
HORROR PLENI